C'è un tipo di disagio che è difficile spiegare con le parole. Non è una crisi a seguito di un evento scatenante preciso, non è uno stress con una causa identificabile, non è un sintomo che il medico può misurare. È qualcosa di più diffuso e più difficile da raccontare: una tristezza che non si spiega, un senso di vuoto che niente sembra riempire, una perdita di senso che arriva gradualmente, un malessere interiore che si porta con sé senza capire bene da dove viene.

Spesso chi vive questo tipo di disagio lo minimizza. "Non ho niente, è solo una giornata no." "Oggi proprio non mi sarei alzato neanche dal letto." "Ho solo bisogno di voltare pagina." E così si continua ad andare avanti, funzionando, gestendo, portando avanti responsabilità, ma con qualcosa di spento dentro che nessuno vede perché non si manifesta in modo evidente.

Il supporto psicologico per difficoltà emotive si rivolge esattamente a questi stati. Non richiede una diagnosi, non richiede una crisi conclamata. Richiede solo di accettare che qualcosa nella propria vita emotiva non è in armonia, che non cambierà da sola per magia e che per ritrovare il giusto equilibrio e la soddisfazione occorre lavorarci.

Quando il disagio emotivo non ha né un nome né un volto

Una delle caratteristiche del malessere emotivo diffuso è la difficoltà di definirlo. Non è depressione clinica, il funzionamento non viene inficiato, si continua a fare più o meno quello che è necessario ma senza il giusto entusiasmo. Non è ansia generalizzata, non sono presenti attacchi di panico o evitamenti comportamentali. È qualcosa di più sottile, che toglie entusiasmo, e che lentamente e inesorabilmente peggiora la qualità della vita.

Alcuni segnali ricorrenti di questa condizione:

Una tristezza di fondo che accompagna le giornate senza una ragione precisa. Il piacere nelle attività quotidiane, le cose che prima davano soddisfazione, le relazioni, i piccoli piaceri, si è ridotto senza che si sappia spiegare perché. La sensazione di non essere davvero presenti nelle proprie esperienze: si fa tutto, ma come se si stesse guardando la propria vita dall'esterno. Un senso di inadeguatezza sottile ma persistente, la sensazione di non essere abbastanza, di non meritare davvero le cose buone che si hanno. Una fatica emotiva che non c'entra con la stanchezza fisica: si può dormire bene e svegliarsi comunque privi di energia interiore.

Questi stati non sono "normali" da accettare passivamente con rassegnazione. Sono segnali che qualcosa nel funzionamento emotivo ha bisogno di attenzione. E rispondono molto bene al supporto psicologico quando vengono presi sul serio.

Riconnettersi con se stessi

Il supporto psicologico per difficoltà emotive richiede un approccio diverso rispetto al lavoro su una crisi specifica o su uno stress identificabile. Non c'è un problema da "risolvere" in modo tecnico: c'è una persona da accompagnare a ritrovare il contatto con sé stessa.

Il percorso utilizza un numero contenuto di sedute per supportare e orientare il paziente verso la consapevolezza riguardo le problematiche che sta affrontando, utilizzando tecniche che gli permettono di entrare in contatto con quelle parti di sé che sono all'origine del malessere. Non si parla solo di quello che succede fuori: si lavora su quello che succede dentro.

Riconoscere e nominare le emozioni

Molte persone con difficoltà emotive diffuse hanno sviluppato nel tempo una distanza dalle proprie emozioni: le sopprimono, le ignorano, le minimizzano. Il primo lavoro è riconoscerle e nominarle: cosa sento davvero? Quando? In risposta a cosa? Questa consapevolezza, di per sé, produce già un allentamento del peso.

Esplorare le credenze su di sé

Il senso di inadeguatezza, la bassa autostima, la sensazione di non meritare, quasi sempre si radicano in credenze su sé stessi costruite nel tempo, spesso in età precoce. Il compito dello psicologo è aiutare la persona a identificare queste credenze e metterle in discussione, non per sostituirle con ottimismo artificiale, ma per costruire una visione di sé più realistica e compassionevole.

Recuperare il contatto con le proprie risorse

Il malessere emotivo tende a oscurare le risorse: la persona smette di vederle, smette di sentirle. Parte del lavoro è aiutare a recuperare la percezione di quelle risorse: cosa sai fare bene, cosa hai già attraversato, cosa ha senso per te, cosa ti è rimasto anche nei momenti difficili.

Per capire come questo lavoro si inserisce nel quadro più ampio del supporto psicologico offerto, l'articolo sul supporto psicologico a Roma offre una visione d'insieme. Se il malessere emotivo si accompagna anche a stress cronico o esaurimento, può essere utile anche l'approfondimento sul supporto psicologico per stress e burnout. Per chi sta attraversando un cambiamento specifico che ha destabilizzato l'equilibrio, l'articolo sul supporto psicologico per crisi e cambiamento è il riferimento più adatto.

La difficoltà di chiedere aiuto per qualcosa che non si vede

Una delle barriere più frequenti per chi vive un disagio emotivo diffuso è la difficoltà di legittimarlo. "Non ho niente di concreto da portare." "Non sono abbastanza in crisi per giustificare di andare da uno psicologo." "Sembrerebbe che mi lamento senza motivo."

Questa voce interiore è parte del problema, non una valutazione accurata della situazione. Il disagio emotivo diffuso è reale, pesa, e merita attenzione esattamente come qualsiasi altra difficoltà psicologica. Chi lavora nel supporto psicologico incontra regolarmente persone che arrivano con questa sensazione, e invariabilmente, nel lavoro insieme, emerge che c'è molto da capire e su cui lavorare.

Non è necessario arrivare con un problema "grande" o "grave". È sufficiente sentire che qualcosa non va, e voler fare qualcosa al riguardo.

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Domande frequenti sul supporto psicologico per difficoltà emotive
Se quello che 'provi' impatta negativamente sulla qualità della tua vita, anche in modo sottile, è sufficiente per prestargli attenzione e chiedere supporto. Non esiste una soglia minima di sofferenza per chiedere aiuto.
In alcuni casi, sì. Uno stato di malessere emotivo persistente non trattato può evolvere verso forme più serie di depressione. Questo è uno dei motivi per cui è utile intervenire prima che il disagio si approfondisca, non aspettare che 'diventi abbastanza grave'.
Sì. Il supporto psicologico e il trattamento farmacologico prescritto dallo psichiatra non si escludono: spesso si integrano.
Dipende dalla profondità del disagio e dalla frequenza delle sedute. Molte persone notano un primo miglioramento già nelle prime 3/4 sedute, nelle quali si prende consapevolezza del proprio malessere. I cambiamenti più profondi richiedono tipicamente 2/3 mesi di lavoro con sedute settimanali.
Nota informativaI contenuti di questa pagina hanno finalità informativa e divulgativa e non sostituiscono un colloquio, una valutazione psicologica o una diagnosi, che restano di competenza esclusiva di un professionista abilitato. Dr. Marco Pugliese, psicologo clinico iscritto all’Albo degli Psicologi del Lazio n. 28380.