Come gestire ansia e stress in una competizione sportiva
“L’ansia è diventata il mio guaio più grave […]. Quando l’ansia toccava l’apice, non riuscivo
nemmeno a entrare in acqua: arrivavo ai blocchi di partenza e correvo via” Federica Pellegrini
Lavorando con gli atleti mi capita molto spesso di sentirmi chiedere “come faccio a gestire l’ansia in gara?”. Gli atleti, non solo i professionisti ma anche gli amatori, si trovano a fronteggiare lo stress da prestazione sportiva. Se non correttamente gestita questa “ansia” può influenzare negativamente il risultato di una gara. Come fare quindi a gestirla in modo funzionale? Innanzi tutto, dobbiamo conoscere i segnali. Prima di una gara il corpo umano si “prepara” ad un cambio di stato fisiologico, necessario per affrontare l’impegno. Questa “attivazione fisiologica” si manifesta attraverso vari segnali: somatici, cognitivi e comportamentali. Tutto ciò è assolutamente naturale ed è funzionale alla prestazione. Tuttavia negli atleti l’ansia si può manifestare a diversi livelli di intensità, quando è bassa e controllata è funzionale alla performance ma quando questa attivazione aumenta in modo considerevole e amplifica i segnali somatici: tachicardia, accelerazione del respiro, tensione muscolare, ecc., cognitivi: dubbi sulle proprie capacità, pensieri depotenzianti, eccessiva preoccupazione per la gara, ecc., comportamentali: irrequietezza, difficoltà di concentrazione, “maniacalità” nelle routine prima della gara, ecc. si trasforma in un disturbo d’ansia e come tale diventa disadattiva e interferisce con la prestazione. Tutti gli atleti, specialmente agonisti, provano ansia di stato prima di un impegno sportivo importante ma alcuni più di altri riescono a gestirla in modo funzionale. Nel corso degli anni ho potuto constatare che l’intero processo innesca a partire dalla mente dell’atleta e si propaga a livello somatico e comportamentale. La differenza è proprio nell’interpretazione dei sintomi somatici dell’ansia e sull’ eccessiva focalizzazione dell’atleta su di essi che generano pensieri che depotenziano l’azione e condizionano il risultato.
Quali sono le cause che generano l’ansia da prestazione
Rivolgersi a un professionista
Qualche consiglio per migliorare le tue prestazioni
- Rivaluta il processo di attivazione fisiologica Ascolta i segnali somatici che il tuo corpo ti invia, aumento della frequenza cardiaca accelerazione del respiro, tensione fisica, ecc. e valutali come una normale fase che tutto l’organismo si sta preparando ad agire.
- Modifica i modelli di pensiero Impegna la tua mente a generare pensieri consapevoli indirizzati verso la valorizzazione del tuo potenziale, focalizzati sull’obiettivo che hai stabilito per quella gara e sulla fiducia del lavoro di preparazione che hai effettuato e che ti ha portato ad essere pronto a dare il tuo massimo.
- Visualizza il gesto tecnico che stai per compiere Ripeti nella tua mente la sequenza dei movimenti che dovrai eseguire, puoi immaginarlo a velocità normale o a rallentatore, vederti come spettatore di te stesso mentre compi l’azione o in prima persona, tecnicamente, “associato” all’azione. Può capitare di visualizzare anche un errore nell’esecuzione, in quel caso ripeti la visualizzazione fino a che non lo avrai corretto e l’esecuzione sarà soddisfacente. Cerca di usare la multidimensionalità dei 5 sensi.
- Controlla la respirazione Effettua una respirazione lenta e profonda che ti aiuterà a rallentare il battito cardiaco e diminuire l’ansia. Ci sono diversi metodi di respirazione lenta e profonda, io utilizzo il metodo 4-4-6 inspirare per 4 secondi, trattenere il respiro per 4 secondi e espirare per 6 secondi.
- Crea una routine pre-gara Creare una routine pre-gara aiuta a aumentare la concentrazione e mantiene la mente focalizzata. Ripetere una serie di azioni consolidate trasmette sicurezza e stabilità. Non si tratta di effettuare rituali scaramantici o comportamenti compulsivi ma ripetere una serie di gesti preparatori, riscaldamento, stretching, controllo attrezzatura, ecc., familiari all’atleta accompagnati anche da self talk funzionali (dialogo interno incoraggiante)

