Se sei un atleta che gareggia a livello amatoriale, agonistico o professionistico, sai che il tuo livello di preparazione tecnica, la tua condizione atletica e la tua determinazione a volte non garantiscono performance eccezionali. Spesso dietro a una sconfitta o a un record mancato c'è una cattiva gestione della pressione emotiva.

Un atleta che si è preparato meticolosamente per una competizione importante e che crolla il giorno della gara, un campione che sbaglia il rigore decisivo per la qualificazione mondiale o un golfista che sbaglia un putt da 40 cm per vincere un major, sono tutti esempi che ci confermano quanto questo sia vero anche per atleti top nelle loro specialità. Pensate ad esempio a Ilia Malinin, il fuoriclasse di 17 anni pattinatore americano, unico uomo a effettuare un quadruplo axel, favoritissimo alle ultime olimpiadi invernali di Milano Cortina, che ha sbagliato quattro dei sette salti quadrupli previsti nella sua esibizione arrivando solamente ottavo. Considerato da tutti il Dio del pattinaggio su ghiaccio, tecnica eccelsa, preparazione fisica impeccabile ma performance disastrosa: è stato tradito dalle sue emozioni, non ha saputo gestire la pressione.

Questo approfondimento fa parte del percorso più ampio dedicato alla psicologia della performance.

Come la mente influenza le tue performance

La mente dell'atleta ha un ruolo fondamentale sull'efficacia delle azioni necessarie a effettuare una performance: è responsabile della componente emotiva (ansia, rabbia, entusiasmo, frustrazione), ma svolge un ruolo primario anche nelle componenti attentive e motivazionali dell'atleta. Quando sei in competizione, ogni parte del tuo corpo saprebbe esattamente cosa fare per farti dare il meglio di te e ottenere una performance di alto livello, anche perché lo hai fatto o immaginato centinaia di volte. E allora cosa te lo impedisce? Il tuo sabotatore interno, che insinua nella tua mente pensieri disfunzionali e dubbi: "Non sono abbastanza preparato?", "E se sbaglio il salto e cado?", "Se il portiere mi para il rigore siamo fuori dal mondiale". Di conseguenza la pressione rispetto alle aspettative aumenta: "che figura farei se cadessi davanti a tutti?", "che delusione per il mio allenatore, lo staff, i miei genitori". Tutto questo ha una ripercussione a livello fisiologico: i muscoli si irrigidiscono, si perde lucidità, l'attivazione fisiologica aumenta, il respiro si fa più rapido, le pulsazioni aumentano e si avverte affaticamento fisico ancora prima di iniziare, e lo stato di flow che caratterizza le performance di alto livello sparisce. Le azioni che intraprenderai determinano il tipo di performance che scaturirà, e sono influenzate indirettamente dai pensieri che occuperanno la tua mente. Produrre pensieri appropriati darà origine a stati emotivi funzionali che potenzieranno le tue azioni, e le tue performance saranno ottimizzate.

Il focus e le motivazioni: processi fondamentali della performance

Altro aspetto fondamentale nella qualità e nella replicabilità della performance nel tempo è la capacità di un atleta di mantenere il focus attentivo per tutta la durata della sua performance. Questo aspetto è molto importante soprattutto per gli sport che hanno durate medio lunghe: immaginate una gara di tennis che si protrae fino al quinto set o una partita di golf che dura mediamente 4 ore, la mente dovrà gestire la regolazione emotiva ma anche il livello di attenzione, da mantenere sempre a livelli alti. Un ultimo aspetto, ma non per importanza, al quale io come psicologo dedico particolare attenzione è la motivazione dell'atleta: comprendere il reale significato che primeggiare nel proprio sport assume per lui permette di lavorare in modo personalizzato su programmi efficaci anche a lungo termine. Spesso abbiamo assistito all'apparizione di "meteore" sportive le cui top performance non si sono mai ripetute. È fondamentale tenere sempre conto che dietro ogni atleta, anche dietro ai grandi fuoriclasse dello sport, c'è una persona con la sua storia, le sue fragilità e le sue ambizioni.

Qual è il ruolo dello psicologo nel contesto sportivo

L'intervento di supporto dello psicologo si articola su più piani: tiene conto infatti del benessere generale della persona e contribuisce a sviluppare nuovi processi mentali più funzionali al miglioramento delle performance dell'atleta. Il lavoro non si limita al supporto in prossimità o durante una gara ma si articola durante tutto il percorso di preparazione, in collaborazione con tutto l'ambiente che circonda l'atleta.

La preparazione non consiste nell'applicazione di tecniche standardizzate ma va pensata e personalizzata sulle caratteristiche dell'atleta e sul contesto sportivo nel quale opera. Il percorso strutturato permetterà all'atleta di acquisire competenze e modalità operative che potrà utilizzare per esprimersi efficacemente a livello agonistico lungo tutto il corso della sua esperienza sportiva.

Le principali competenze psicologiche necessarie a un atleta:

  • gestione dell'attenzione
  • regolazione delle emozioni
  • gestione della pressione interna e ambientale
  • padroneggiare le tecniche di imagery

Il rafforzamento di queste abilità permetterà all'atleta di affrontare le varie fasi della preparazione e della gara, modulando consapevolmente le tecniche apprese e applicandole al momento presente.

Gli errori psicologici più comuni negli atleti

Ci sono diversi errori psicologici responsabili dell'insuccesso di un atleta e tutti finiscono con un'attivazione emotiva (iperventilazione, rigidità muscolare, overthinking) che condiziona la performance.

Perfezionismo paralizzante

"Per vincere devo essere perfetto". Questo standard irrealistico crea ansia disfunzionale e aumenta lo stress che, a livello fisiologico, attiva risposte emotive quali iperventilazione, rigidità muscolare e overthinking che condizionano la performance.

Paura del risultato

La paura dell'insuccesso può manifestarsi nella fase preagonistica con ansia acuta, a volte addirittura panico paralizzante. Molto spesso gli atleti di alto livello possono sentirsi pressati dal peso delle aspettative, vivendo l'ansia di perdere il proprio status e la propria immagine. Altrettanto la paura del successo (Nikefobia) può rappresentare un ostacolo per l'atleta: non dipende da mancanza di capacità tecnica o da allenamenti insufficienti o non adatti, ma da azioni depotenziate o ostacolanti (rimandare spesso le gare, accampare scuse, lamentare infortuni o aggravare i sintomi) che l'atleta mette in atto per non raggiungere la vittoria, oggetto della sua paura. I motivi principali sono:

  • una scarsa autostima e poca sicurezza in se stessi e nei propri mezzi, ritenere di non essere abbastanza forte e competitivo
  • il timore di deludere le aspettative altrui: chi soffre di nikefobia può avere paura di non essere all'altezza delle aspettative di allenatori, compagni, tifosi, genitori
  • la paura di fallire e di non raggiungere risultati importanti
  • l'ansia di non riuscire a mantenere uno standard elevato di prestazioni nel tempo
  • l'ansia di dover gestire la pressione sociale derivante dal prestigio acquisito con le vittorie
  • l'impatto che l'attività agonistica avrà sulla sua vita sociale, personale e relazionale in termini di rinunce

La catastrofizzazione

"Se sbaglio questo tiro, salto o putt la gara è finita, non potrò più vincere". Un singolo errore diventa la narrazione di tutta la gara, con il risultato che mi porterò quel singolo errore anche nel resto della gara, compromettendo realmente il risultato finale.

La ruminazione negativa post gara

Concentrarsi solo sugli errori fatti, in modo critico e non costruttivo. Non si analizza l'errore con lo scopo di apprendere come non ripeterlo, ma come autocritica svilente.

Il percorso di supporto psicologico con un atleta

Il lavoro di supporto che viene intrapreso con un atleta agonista prevede diverse fasi.

Sessione iniziale (gratuita). In questa fase l'obiettivo è comprendere i meccanismi mentali che generano le risposte emotive e comportamentali dell'atleta. Attraverso l'ascolto della persona si indagano le problematiche incontrate dall'atleta in un dato momento e che influenzano la performance. Si valuta anche l'influenza dell'ambiente che circonda l'atleta e come questo possa generare pressione, e come la persona vi reagisce.

Piano personalizzato. Sulla base dell'assessment viene costruito un piano di lavoro specifico che si sviluppa nel corso di tutta l'attività, dalla preparazione fino alla gara. Il supporto dello psicologo nello sport è importante anche nella fase post infortunio, qualora si verifichi.

Lavoro on site. Il lavoro con l'atleta esce anche dallo studio per affiancarlo nell'ambiente sportivo dove si cimenta con la specialità specifica. Sessioni di supporto direttamente sul campo, in team con lo staff tecnico, permettono di applicare le diverse tecniche apprese sia nella fase di allenamento che in quella competitiva.

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Studio: Via Giacomo Debenedetti, 29, Roma EUR
Domande frequenti sulla psicologia dello sport
Normalmente si lavora con atleti agonisti a partire dall'adolescenza, più o meno dai 16 anni.
La performance di un atleta è il risultato di una combinazione di abilità e competenze tecniche, fisiche e psicologiche, e anche la sola carenza in una di queste componenti influenza la performance. Certamente una buona preparazione mentale consente di dare sempre il proprio massimo in relazione alle proprie capacità tecniche e fisiche.
Non è possibile stabilire a priori la durata di un intervento in questo campo, in quanto non si tratta di terapia ma di affiancamento a un periodo di allenamento e competizione che può avere bisogno di tempi più dilatati.
Direi di sì, anche perché un atleta è prima di tutto una persona e il lavoro mira a conferire equilibrio e stabilità prima all'individuo e poi all'atleta.